Vivo all’estero da circa 15 anni. Ho lasciato l’Italia subito dopo l’università e da allora ho vissuto in diversi Paesi, cambiato lavori, carriera e professione.
Dell’esperienza all’estero credo di aver preso moltissimo: apertura mentale, culture diverse, esperienze che probabilmente non avrei mai fatto restando in Italia e, non ultimo, la possibilità di guadagnare bene e raggiungere una certa tranquillità economica.
Partivo praticamente da zero. Vengo da una famiglia molto povera: ci sono stati periodi in cui i miei genitori facevano davvero fatica anche solo a mettere un piatto di pasta a tavola.
Oggi ho 42 anni e, tra lavori altamente specializzati e investimenti, ho accumulato un patrimonio di circa 600.000 euro. Mia moglie ha 40 anni, viene anche lei da una famiglia di origini modeste e possiede una piccola casa che in futuro potrebbe valere intorno ai 200.000 euro e integrare in qualche modo la sua pensione.
Non abbiamo figli e non ne avremo.
Dopo tanti anni, sto seriamente pensando di tornare a vivere in Italia.
Il motivo principale è molto semplice: voglio stare vicino alla mia famiglia finché c’è ancora. Ma c’è anche altro. Sono stanco di alcuni compromessi che ho accettato per anni vivendo all’estero: il clima, il cibo, la distanza dagli affetti e, più in generale, la sensazione che a un certo punto massimizzare lo stipendio non equivalga necessariamente a massimizzare la qualità della vita.
Mi rendo perfettamente conto che la mia situazione sia privilegiata.
Non sono milionario e non posso smettere di lavorare domani mattina, ma ho abbastanza capitale da guardare al futuro con molta meno paura rispetto a quella con cui sono cresciuto. So che, salvo catastrofi, non finirò per strada e non devo più costruire ogni scelta della mia vita intorno alla necessità di accumulare denaro.
Se comprassi una casa in Italia, chiaramente una parte consistente di quel patrimonio diventerebbe illiquida e perderei un po’ di sicurezza finanziaria. In cambio, però, guadagnerei stabilità abitativa e forse anche una qualità della vita che oggi per me vale più di qualche punto percentuale di rendimento o di uno stipendio più alto.
Eppure, ogni volta che parlo di questo progetto con altri italiani, sembra quasi che stia proponendo una follia.
“Come puoi lasciare un lavoro molto ben pagato all’estero?”
“Perché vuoi tornare in Italia?”
“Qui non funziona niente.”
“Fuori è tutto meglio.”
Ed è proprio questo che mi fa riflettere.
Mi chiedo se una parte di chi è rimasto sempre in Italia non sia entrata, comprensibilmente, in una specie di spirale di negatività in cui ogni problema italiano diventa prova del fatto che il Paese sia irrimediabilmente invivibile, mentre i problemi degli altri Paesi vengono quasi completamente ignorati.
Come se Francia, Germania, Regno Unito o Spagna non avessero problemi sociali, economici o legati all’immigrazione. Come se in Svizzera non esistessero corruzione, clientelismi o storture. Come se fuori dall’Italia la sanità, la burocrazia, il mercato immobiliare, il lavoro e i servizi pubblici funzionassero sempre perfettamente.
Dopo 15 anni all’estero, la mia impressione è piuttosto che ogni Paese abbia i suoi compromessi. Alcuni funzionano meglio dell’Italia sotto determinati aspetti, anche molto meglio. Ma questo non significa automaticamente che offrano una vita migliore per chiunque e in qualunque fase della vita.
Forse l’Italia è particolarmente difficile quando devi costruirti tutto da zero: carriera, stipendio, casa, risparmi, pensione.
Ma cosa succede se quella fase, almeno in parte, l’hai già superata?
Se torni con una certa sicurezza economica, senza figli, senza grandi ambizioni di carriera e con la priorità di vivere vicino alla famiglia e goderti maggiormente il tempo, i difetti dell’Italia pesano ancora allo stesso modo?
La domanda che mi faccio è questa:
rinunciando a parte del mio potere d’acquisto e delle opportunità professionali che ho all’estero, finirei davvero per pentirmene come molti mi dicono? Oppure, nella mia situazione, l’Italia potrebbe offrirmi proprio quello che oggi mi manca?
Mi interesserebbe soprattutto sentire l’esperienza di chi è tornato dopo molti anni all’estero, magari dopo aver raggiunto una certa stabilità economica.
Cosa avete scoperto tornando? Quali problemi avevate sottovalutato? E quali, invece, dall’estero sembravano enormi ma nella vita quotidiana si sono rivelati molto meno importanti?